Prima Linea Aerea TORINO-TRIESTE

La prima linea aerea

Nel 1925 i due fratelli Cosulich, fondatori della Società Italiana Servizi Aerei (Sisa), ottennero l’autorizzazione ad aprire la linea aerea Trieste-Torino; l’impegno che la SISA prese con il Governo fu di effettuare comunque tre voli alla settimana sulla suddetta tratta (andata e ritorno) con un massimo di 50 Kg di posta. In previsione di questa impresa, erano già stati costruiti gli idroscali di Torino (lungo il Po, in uno degli angoli più pittoreschi di Torino), a Trieste (sfruttando una base galleggiante accanto al Molo Audace) ed a Pavia (lungo il Ticino, come eventuale scalo intermedio). Voli di prova sulla tratta vennero effettuati già dal 1924 per famigliarizzare i piloti con le rotte ed i luoghi sorvolati e per organizzare gli eventuali futuri rifornimenti. Il velivolo prescelto fu il CANT-10, costruito dal Cantiere Navale Triestino; propulso da un motore Fiat A12 bis a 6 cilindri da 300 Hp, poteva portare quattro passeggeri oltre ai due membri dell’equipaggio (un pilota ed un motorista, a volte sostituito da un secondo pilota). Così, il 1° aprile 1926, venne inaugurato il primo regolare collegamento aereo con una cerimonia che vedeva due idrovolanti, partiti da Trieste, raggiungere Torino, mentre contemporaneamente da Torino, altri due idrovolanti partivano alla volta di Trieste. I quattro idrovolanti si incontrarono, atterrando verso mezzogiorno, sull’idroscalo di Pavia dove, per l’occasione, il Capo del Governo era venuto ad assistere all’evento. Dopo questo volo inaugurale, iniziò il collegamento regolare (tre giorni alla settimana) con partenze sincronizzate – da Torino e da Trieste – alle 11.00 ed arrivo alle 16.10. Ogni volo prevedeva uno scalo a Pavia ed uno a Venezia, con una fermata di circa mezz’ora prima della ripartenza per la tappa successiva.

Il prezzo di ciascun volo era decisamente costoso per l’epoca: 350 lire per la tratta completa; cifre minori per le tratte intermedie. Se consideriamo che alla fine degli anni ’30 la gente sognava “1000 lire al mese”, si apprezza il costo reale del viaggio. Poiché la carlinga dei velivoli non veniva ancora pressurizzata e vi erano abbondanti spifferi, ai viaggiatori, inclusa nel biglietto, veniva offerta una coperta e una borsa dell’acqua calda per difendersi dal freddo e dei batuffoli di ovatta per attutire il rumore del motore posizionato sulle loro teste. Nel “regolamento” che la SISA compilò ad uso dei passeggeri si trovavano inoltre le avvertenze di “non gettare oggetti fuori dal finestrino” e di “non trasportare armi o oggetti infiammabili”. Era altresì proibito il viaggio a persone “malate di mente”.

La Sisa , negli anni del suo maggior sviluppo, riuscì a gestire una flotta aerea di oltre 50 idrovolanti e garantiva i collegamenti con rotte sino a Pola, Brindisi, Genova e Marsiglia. Nel 1934 tale società venne assorbita dalla Sam (Società Aerea Mediterranea) la quale, dopo poco, cambiò il nome in Ala Littoria.

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